3 dicembre 2005

Stefania

Posted in storie a 9:48 pm di elwood

UNO

Sono una giornalista, anzi una cococo del giornalismo che lavoro per qualcosa tipo Metro o uno degli altri giornali a distribuzione gratuita, stavo seguendo Rita da casa, perché la redazione evidentemente non esiste, di questi tempi uno si fa il lavoro a casa, ci spende sopra dei quattrini di suo, e poi lo carica sul sitema per la pubblicazione del giorno dopo, deve andare in stampa per la mezzanotte, hanno pochi soldi da spendere gli svedesi e quindi mandano in stampa presto che costa meno.

Stefania, così si chiama, tanto per dire, la redattrice, deve scrivere uno sciocco trafiletto sull’uragano Rita e infilarci due foto, una grande e una più piccola di fianco. Il pezzo è sull’ordine del presidente di abbandonare le città minacciate, per non fare la figuraccia della volta scorsa, pensa Stefania, e scrive, per evitare le critiche dell’uragano Katrina.
Ecco, le sono venute in mente le foto da mettere una grande del satellite con Rita e una piu’ piccola con Katrina. Che presidente fortunato, gli capita un altro uragano, il secondo in un anno, e può fare bella figura questa volta e far dimenticare il precedente, manco lo avesse fatto apposta – Manco lo avesse fatto apposta pensa ma non lo scrive però gli viene un dubbio, e se lo avessero fatto davvero apposta, se se lo fossero inventato. La ragazza è sveglia e poi, per caso, ha appena rivisto la copertina di 1984 di Orwell, ritrovato per caso in un angolo della casa, uno di quelli che erano saltati fuori quando aveva rimesso a posto dopo che Claude se ne era tornato a Parigi, per sempre, e lei non ci era andata. Non l’aveva ancora riletto ma si ricordava abbastanza bene la situazione, in breve chi deteneva il potere manteneva, uno stato di guerra continuo, uh uh, paura, uh uh, per conrtrollare le masse e era uso servirsi della menzogna. C’era anche un film, che aveva visto l’inverno prima con Claude alla TV in cui Hoffman e De Niro si inventavano una guerra con l’Albania per salvare un altro presidente, il precedente, si capiva sotto sotto. Un accidente, questo è un uragano. Ma da dove vengono le immagini, ecco accuweather.com deve scaricare le immagini alla massima risoluzione se no viene una schifezza. Il sito, apriti, apriti firefox, su, in uno dei tab apre Rita, nell’altro Katrina. C’è qualcosa che non torna. Non è la stessa immagine che c’è sul sito della CNN, questa Rita qui è più piccola, e poi Katrina era un forza 4 non 5 quando è arrivato sulla città. Quindi dalle notizie a sua disposizione, e dalla sua intuizione come direbbe l’ispettore Clouseau, Maria Gambrelli è innocente, risolve che Rita è un bluff. E poi, a proposito di Katrina, quanti sono stati i morti? Continua ad aprire tab su tab con articoli da indymedia,e da lì sul guardian, reuters e un sito indiano countercurrents.org che si rivela molto utile. Mette insieme un pezzo pazzesco, stringatissimo per stare nelle sue poche battute e infila tutti i link che può nella sezione e sul sito. Quindi fa click.

DUE

Sono stanchissima e domattina devo uscire per portare la bimba all’asilo, perché mia madre non può. Altrimenti dovrei solo svegliarla vestirla, rispondere al citofono e tornare a dormire. Il citofono sveglia quando ancora non deve, è ancora troppo buio. Non è la sveglia che non ha suonato e mia madre giù in strada è il Nokia che vibra e riluce con intermittenza. La suoneria è quella dei guai del lavoro. Passa da me alle 8. E’ Andrea, anzi suka come si fa chiamare dal cognato tirapiedi che ha tirato dentro l’agenzia per non far morire di fame la sorella. E’ il capotribù dell’agenzia che fa il giornale e per conseguenza fa anche quello della famiglia, tutti devono passare a trovarlo quando è in vacanza in un posto che è un piccolo paradiso, di quelli tranquilli, lontani dalla mondanità di Porto Rotondo, il posto dei cafoni aveva pensato lei quando c’era stata, indecisa se cercarsi un’altro lavoro o divertirsi ancora un po’ e poi c’era Claude che da buon Parigino si era divertito un sacco con tutti les enfents italiens che ronzavano intorno al soddisfatto patriarca nel dopo pranzo, mentre dispensava gelati con un cenno al cameriere, un ragazzo che anche lui sarebbe entrato nella famiglia, stai lontano dalle mie nipoti, ci siamo capiti.
Non ha una voce cattiva però. Bofonchio, devo portare Valentina non posso prendere quel treno, quando hai finito allora. Mi alzo e, una volta tanto faccio colazione, ma non ho nulla, fette biscottate miele e the non c’è altro. Una volta, quando studiavo e vivevo ancora nel lusso, mi facevo una colazione con il musli e fibre e latte e tutto biologico. Avevo più soldi in tasca e una figlia e il mutuo in meno. E in una piccola città costa meno la casa e ci sono posti negli asili pensa mentre mette la tazza, i sue piattini, il cucchiaino nel lavello, il miele sul ripiano sul frigorifero davanti ai funghetti che gli ha regalato un’amica e che non ha avuto il tempo di preparare. Tanto ci sarei andata comunque a Milano e prendere il numero di oggi.
Il treno era in ritardo, già da Settembre, così ci abituiamo, pensava Stefania.

A Lambrate scende e si infila in metropolitana cercando il suo giornale, il suo articolo che non c’è. C’è ma è corretto, sono rimaste solo le foto e il link al sito indiano, le sue parole sono state stemperate, il Ministero della Verità era entrato in azione. Comincia a sentirsi preoccupata, ridacchia e dice non, non e’ possibile, qualcuno al giornale l’avrà corretto, non è possibile, però suka ha chiamato. Suka, quel deficente, va in giro nei corridoi a fare apprezzamenti su tutte le donne, tanto per farsi sentire, un pallone gonfiato che ha fatto un sacco di quattrini, questa casa l’ho presa a un notaio, che non voleva vendermela, ma sai sono un giocatore di poker, gli ho pagato tutto sull’unghia quando lui già diceva ma no, aspettiamo, ho messo le carte in tavola e me la sono presa. Ma lo sai ha chiesto a Claude quanto mi hanno offerto? E lo ha detto evidentemente. Ride nervosa guardandosi intorno e sentendosi come Lola Corre, senza Manni però.

TRE

Non lui non ne sa nulla, è qui a dirmi che mi vogliono dare un aumento per quello che faccio, non è possibile. Chi ha corretto l’articolo. Questo vorrei proprio saperlo. Lui non ne sa nulla. Forse Alfredo, il fattorino, ne sa qualcosa. L’ultima volta che sono venuta ha fatto tutto il gentile, mette in giro la voce che io ci sia stata con lui, tutti sanno che non è vero, ma devono ripeterselo, è una bella stronzata. Quindi ho da fargliela pagare e lui lo sa.
Alfredo non ne sa nulla e anche sul server non c’è traccia di correzione la prima versione memorizzata, quella che lei avrebbe trasmesso è differente da qualla che lei ha effettivamente spedito. Ne è sicura, anche se aveva fumato la sera prima non poteva essere così fuori. E poi se lo era ricordato stamattina. C’erano solo due possibilità.

QUATTRO.A

Qualcuno tra i tecnici che avevano montato, cococo come lei, ingegneri, matematici, fisici che non avevano scelto le luminosi carriere dell’executive, come lei, come lei, pensava Stefania, pensava qualcuno doveva aver corretto l’articolo in maniera professionale, come comunque era stato, ed era entrato nel sistema con password di amministratore per cambiare i dati delle tabelle del DB, scrivendo query in SQL/XML. Lei sapeva di cosa si trattava, era una ragazza sveglia, ma non come farlo. E se qualcuno l’avesse fatto davvero l’avrebbe fatto con cognizione di causa: conosceva la semantica, la sintattica e la tecnica e aveva una buona ragione per farlo. Quindi c’era qualcuno che o era un agente dell’Interzona o del Ministero della Verità.

QUATTRO.B

L’Interzona o il Ministero della Verità controlla tutte le comunicazioni dell’universo, o almeno quelle che sono entrate nella zona rossa perché hanno navigato in siti indiani, del guardian e di indymedia e hanno scaricato foto dell’uragano. Un qualche sistema tipo la Googlezone di tra qualche anno ha notato nelle tracce dei proxy il mio interesse per quei siti facendo salire il mio rating, controllando il pericoloso materiale sovversivo sul mio PC, bucando il mio firewall, alzando ancora il rating, sniffando infine tutti i miei pacchetti TCP in uscita, intercettando il mio articolo, cambiandolo al volo, perché un intervento umano a questo punto non sarebbe possibile, un sistema pressoché intelligente visto il risultato finale. Googlezone mi ha beccato, non so se sia quella dell’Interzona o del Ministero della Verità, solo non lo so. Suona un po’ Matrix the Final Cut.

CINQUE

Stefania oscilla fra le due lettere, mentre sbocconcella un panino all’uvetta comprato davanti alla stazione. Il suo allegro pranzo, il sole è alto e questo settembre sembra quasi ancora estate, pensa, mentre si gira sulle rotaie del tram.

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