13 aprile 2006

Carol

Posted in storie a 12:30 am di elwood

Carol mi guarda con gli occhi che ridono mentre smonto il bauletto dall’XT. Sono stanco, sporco e ho fame e lei ha voglia di ridere. Succede spesso, che lei rida e mi prenda in giro, abbastanza spesso da pensare che lei non esista per davvero, che sia sia un frutto della mia immaginazione, che le lotterie, gli incontri in treno, l’accendino in spiaggia, l’improbabile in fondo, non sia vero. Carol si toglie il casco e si passa la mano nei capelli. Nel cortile c’è spazio appena per le nostre due moto e poco altro, il motorino della padrona di casa e un piccolo tavolino bianco, di metallo, arruginito. Entriamo nella casa, allungo il passaporto e la carta di credito.

La stanza si sporge su un altro cortile, più ampio e fresco, kilim sul pavimento di legno e un letto bianco al centro. Carol prende l’asciugamano rosso ed esce per farsi una doccia. Mi tolgo gli stivali, mi sdraio sul letto e chiudo gli occhi e ripasso la strada di oggi. Da Kirikkale ad Amasya saranno più di duecento chilometri e sono stanco. Un kebab al volo da qualche parte lungo la strada, con i camion che schizzavano sull’asfalto appena rifatto. Io e Carol, Carol e io, insieme, su queste strade che avevo già fatto una decina di anni fa. Non è cambiato molto. Non io, non Carol.

Mi assopisco ed è lei a svegliarmi, con i capelli ancora bagnati e quella luce in fondo agli occhi che la prima volta che l’avevo vista mi aveva fatto immaginare già momenti come questi. Dopo si addormenta anche lei, per terra le nostre t-shirt, le tende che si muovono per il vento e la padrona di casa che deve aver sentito tutto e immaginato molto.


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