29 marzo 2007

Non so

Posted in storie a 8:59 pm di elwood

to late in downtown 2

Non sapevo perché la ragazza avesse voluto venire con me, sicuramente non per senso del dovere, ero evidentemente non conciato così male. Roberto aveva un gran bisogno di una donna, non certo come me, e me lo mostrava tenendosi quattro passi più avanti di noi due barcollanti.

La ragazza aveva voglia di ballare, non molto di più, non di meno certamente, e non riuscivo a immaginare perché con me e non con Roberto, che a casa aveva il letto freddo e nessuno che lo aspettava, non Francesca, Francesca, Francesca dove sei. Mi parlava dei suoi amici come a un lupo di mare che le potesse dire qualcosa di ragionevole, non tanto perché poi lo fosse ma perché solo era una storia che aveva già sentito così tante volte da non trovarci niente da dire se non qualcuna di quelle già sentite solo condita un po’ via, da farci appunto la figura di uno che la sapesse davvero lunga. Più a parole che a fatti, beninteso, chiacchiere e distintivo, ma il bluff non lo andava a vedere nessuno. Di solito. Roberto, no, lo sapeva, non aveva neanche bisogno dirmelo. Però me lo stava dicendo eccome che era incazzato.

Tre passi e un paio di battute taglienti, non su Francesca, certo, era un mio amico, ero io che avrei dovuto lasciargliela tra le braccia, sempre che lei non avesse nulla in contrario. E i metodi per farlo li conoscevo abbastanza bene. Francesca era stata la ragione principiale di quell’allenamento. E fino a quella sera avevano funzionato bene, si erano tutte fermate alle chiacchiere e alla noia e distanza che aveva imparato ad aggiungerci per non crearsi problemi. E Francesca.

Ma quella sera proprio non stava andando così, solo forse avevo un conto da regolare con Roberto o forse quando qualcuno vuole una mano viene così facile dire di no una seconda volta e io la prima volta glielo avevo già detto no. Barcollavo già prima di entrare a Spazio. Fuori contesto, fuori età, ma queste cose ai giorni nostri non si contano più, quando ci sono quarantenni con lo skate e catene e ninfette quindicenni con la neve al naso. E la ragazza era lì quando eravamo entrati e aveva lumato Roberto che la conosceva. Ma ero su di giri, o forse non ne potevo più di Roberto e di lei che se ne era andata, come le altre, malamente, gliene davo atto. Abbondantemente. Avevo voglia di una donna. Francesca. No, non era lì.

La ragazza aveva finito per seguirlo e ascoltarlo e raccontarsi. Non aveva niente di speciale ma era molto frizzante e le bollicine gli salivano al naso. E il posto gli era così familiare. Anche a Roberto che accortosi dell’antifona aveva iniziato a buttarla sulla nostalgia. E io a smontarla cosa che faceva ridere la ragazza. E cosa c’è di meglio che farle ridere. Francesca glielo diceva sempre che era un buffone. Francesca. Tesssoro lasciato sul comodino, honeybear, delle volte, ‘more, Franci, Massi, non mi era mai successo, non è vero ma non è mai andata così avanti.


to late in downtown 2,
originally uploaded by ALVING.

16 gennaio 2007

Anna sul treno

Posted in storie a 9:10 pm di elwood

boze meneer

Anna sul treno tira fuori gli appunti e controlla l’ipod. Nightswimming e poi Hazy shade of the winter.
Mi vuol passare una cuffia ma le faccio segno con la mano di no, continuo a far finta di leggere e a guardarla senza farmene accorgere. La manier amigliore e guardare il finestrino. Con il buio fuori e’ perfetto.
Mi piaciono i suoi riccioli, dietro l’orecchio, infatti sta ascoltando pure Caterina.


boze meneer,
originally uploaded by lotje.

28 maggio 2006

Marion dei boschi

Posted in storie a 10:36 pm di elwood

The girl in the forest...

Marion dei boschi ha la pelle ambrata, spesso una camicia veneziana con vetrini colorati, una fusciacca rossa e un coso che non mi sta simpatico.

Ma io lavo solo i piatti e la vedo quando sparechcio o quando passeggia sotto il frassino verso il bosco con il coso.

Vorrei lavare meno piatti e leggere più libri, forse non sarei uno sguattero e farei il signore e lei oltre a sorridermi con gli occhi mi parlerebbe.

Marion ha la voce nasale e un accento che non è di queste parti, non conosco la sua lingua. Forse i suoi capelli hanno un colore diverso contro il sole. Non ho letto i libri ma quando ero a casa mia ce ne erano di donne così, anche se non belle come Marion, con i capelli che cambiavano colore contro luce.

Marion dei boschi è forse una maga come gli altri signori che dormono nella casa vecchia on nella torre rotonda e quando viene questa stagione che i signori si ritrovano in questa valle, lontano dal borgo, con il sole più caldo e Cassiopea bassa all’orizzonte.

O forseè la figlia di un mercante di spezie, invece, o forse, solo, la sua pelle profuma di erba, o è dolce come le ciliegie che oggi abbiamo portato sui tavoli, al banchetto: ne ho preso una manciata e fuori, sotto al pergolato le ho mangiate e ho pensato alle sue labbra.


The girl in the forest…,
originally uploaded by Venusienne.

2 maggio 2006

I miss you?

Posted in storie a 9:03 pm di elwood

fun anyone?

Sa capitasse, ci pensavo
davanti al monitor,
di mettersi a pensare,
un giorno per caso.

E non trovare strano
di pensare che manchi,
così, cosa naturale
di quelle che si dimenticano.

Che c’era qualcosa che
dovevo proprio dirti,
senza importanza, d’accordo,
ma era proprio nostra.

Comunque, questo è,
mi stupivo che non posso,
non ancora, immagino,
ma sarebbe bello.

Spesso gli inizi son diversi
wishin’ and hoppin’
e tutto il resto


fun anyone?,
originally uploaded by scaramanga.

13 aprile 2006

Carol

Posted in storie a 12:30 am di elwood

Carol mi guarda con gli occhi che ridono mentre smonto il bauletto dall’XT. Sono stanco, sporco e ho fame e lei ha voglia di ridere. Succede spesso, che lei rida e mi prenda in giro, abbastanza spesso da pensare che lei non esista per davvero, che sia sia un frutto della mia immaginazione, che le lotterie, gli incontri in treno, l’accendino in spiaggia, l’improbabile in fondo, non sia vero. Carol si toglie il casco e si passa la mano nei capelli. Nel cortile c’è spazio appena per le nostre due moto e poco altro, il motorino della padrona di casa e un piccolo tavolino bianco, di metallo, arruginito. Entriamo nella casa, allungo il passaporto e la carta di credito.

La stanza si sporge su un altro cortile, più ampio e fresco, kilim sul pavimento di legno e un letto bianco al centro. Carol prende l’asciugamano rosso ed esce per farsi una doccia. Mi tolgo gli stivali, mi sdraio sul letto e chiudo gli occhi e ripasso la strada di oggi. Da Kirikkale ad Amasya saranno più di duecento chilometri e sono stanco. Un kebab al volo da qualche parte lungo la strada, con i camion che schizzavano sull’asfalto appena rifatto. Io e Carol, Carol e io, insieme, su queste strade che avevo già fatto una decina di anni fa. Non è cambiato molto. Non io, non Carol.

Mi assopisco ed è lei a svegliarmi, con i capelli ancora bagnati e quella luce in fondo agli occhi che la prima volta che l’avevo vista mi aveva fatto immaginare già momenti come questi. Dopo si addormenta anche lei, per terra le nostre t-shirt, le tende che si muovono per il vento e la padrona di casa che deve aver sentito tutto e immaginato molto.


Crowd,
originally uploaded by Brooklynbound.

3 dicembre 2005

Stefania

Posted in storie a 9:48 pm di elwood

UNO

Sono una giornalista, anzi una cococo del giornalismo che lavoro per qualcosa tipo Metro o uno degli altri giornali a distribuzione gratuita, stavo seguendo Rita da casa, perché la redazione evidentemente non esiste, di questi tempi uno si fa il lavoro a casa, ci spende sopra dei quattrini di suo, e poi lo carica sul sitema per la pubblicazione del giorno dopo, deve andare in stampa per la mezzanotte, hanno pochi soldi da spendere gli svedesi e quindi mandano in stampa presto che costa meno.

Stefania, così si chiama, tanto per dire, la redattrice, deve scrivere uno sciocco trafiletto sull’uragano Rita e infilarci due foto, una grande e una più piccola di fianco. Il pezzo è sull’ordine del presidente di abbandonare le città minacciate, per non fare la figuraccia della volta scorsa, pensa Stefania, e scrive, per evitare le critiche dell’uragano Katrina.
Ecco, le sono venute in mente le foto da mettere una grande del satellite con Rita e una piu’ piccola con Katrina. Che presidente fortunato, gli capita un altro uragano, il secondo in un anno, e può fare bella figura questa volta e far dimenticare il precedente, manco lo avesse fatto apposta – Manco lo avesse fatto apposta pensa ma non lo scrive però gli viene un dubbio, e se lo avessero fatto davvero apposta, se se lo fossero inventato. La ragazza è sveglia e poi, per caso, ha appena rivisto la copertina di 1984 di Orwell, ritrovato per caso in un angolo della casa, uno di quelli che erano saltati fuori quando aveva rimesso a posto dopo che Claude se ne era tornato a Parigi, per sempre, e lei non ci era andata. Non l’aveva ancora riletto ma si ricordava abbastanza bene la situazione, in breve chi deteneva il potere manteneva, uno stato di guerra continuo, uh uh, paura, uh uh, per conrtrollare le masse e era uso servirsi della menzogna. C’era anche un film, che aveva visto l’inverno prima con Claude alla TV in cui Hoffman e De Niro si inventavano una guerra con l’Albania per salvare un altro presidente, il precedente, si capiva sotto sotto. Un accidente, questo è un uragano. Ma da dove vengono le immagini, ecco accuweather.com deve scaricare le immagini alla massima risoluzione se no viene una schifezza. Il sito, apriti, apriti firefox, su, in uno dei tab apre Rita, nell’altro Katrina. C’è qualcosa che non torna. Non è la stessa immagine che c’è sul sito della CNN, questa Rita qui è più piccola, e poi Katrina era un forza 4 non 5 quando è arrivato sulla città. Quindi dalle notizie a sua disposizione, e dalla sua intuizione come direbbe l’ispettore Clouseau, Maria Gambrelli è innocente, risolve che Rita è un bluff. E poi, a proposito di Katrina, quanti sono stati i morti? Continua ad aprire tab su tab con articoli da indymedia,e da lì sul guardian, reuters e un sito indiano countercurrents.org che si rivela molto utile. Mette insieme un pezzo pazzesco, stringatissimo per stare nelle sue poche battute e infila tutti i link che può nella sezione e sul sito. Quindi fa click.

DUE

Sono stanchissima e domattina devo uscire per portare la bimba all’asilo, perché mia madre non può. Altrimenti dovrei solo svegliarla vestirla, rispondere al citofono e tornare a dormire. Il citofono sveglia quando ancora non deve, è ancora troppo buio. Non è la sveglia che non ha suonato e mia madre giù in strada è il Nokia che vibra e riluce con intermittenza. La suoneria è quella dei guai del lavoro. Passa da me alle 8. E’ Andrea, anzi suka come si fa chiamare dal cognato tirapiedi che ha tirato dentro l’agenzia per non far morire di fame la sorella. E’ il capotribù dell’agenzia che fa il giornale e per conseguenza fa anche quello della famiglia, tutti devono passare a trovarlo quando è in vacanza in un posto che è un piccolo paradiso, di quelli tranquilli, lontani dalla mondanità di Porto Rotondo, il posto dei cafoni aveva pensato lei quando c’era stata, indecisa se cercarsi un’altro lavoro o divertirsi ancora un po’ e poi c’era Claude che da buon Parigino si era divertito un sacco con tutti les enfents italiens che ronzavano intorno al soddisfatto patriarca nel dopo pranzo, mentre dispensava gelati con un cenno al cameriere, un ragazzo che anche lui sarebbe entrato nella famiglia, stai lontano dalle mie nipoti, ci siamo capiti.
Non ha una voce cattiva però. Bofonchio, devo portare Valentina non posso prendere quel treno, quando hai finito allora. Mi alzo e, una volta tanto faccio colazione, ma non ho nulla, fette biscottate miele e the non c’è altro. Una volta, quando studiavo e vivevo ancora nel lusso, mi facevo una colazione con il musli e fibre e latte e tutto biologico. Avevo più soldi in tasca e una figlia e il mutuo in meno. E in una piccola città costa meno la casa e ci sono posti negli asili pensa mentre mette la tazza, i sue piattini, il cucchiaino nel lavello, il miele sul ripiano sul frigorifero davanti ai funghetti che gli ha regalato un’amica e che non ha avuto il tempo di preparare. Tanto ci sarei andata comunque a Milano e prendere il numero di oggi.
Il treno era in ritardo, già da Settembre, così ci abituiamo, pensava Stefania.

A Lambrate scende e si infila in metropolitana cercando il suo giornale, il suo articolo che non c’è. C’è ma è corretto, sono rimaste solo le foto e il link al sito indiano, le sue parole sono state stemperate, il Ministero della Verità era entrato in azione. Comincia a sentirsi preoccupata, ridacchia e dice non, non e’ possibile, qualcuno al giornale l’avrà corretto, non è possibile, però suka ha chiamato. Suka, quel deficente, va in giro nei corridoi a fare apprezzamenti su tutte le donne, tanto per farsi sentire, un pallone gonfiato che ha fatto un sacco di quattrini, questa casa l’ho presa a un notaio, che non voleva vendermela, ma sai sono un giocatore di poker, gli ho pagato tutto sull’unghia quando lui già diceva ma no, aspettiamo, ho messo le carte in tavola e me la sono presa. Ma lo sai ha chiesto a Claude quanto mi hanno offerto? E lo ha detto evidentemente. Ride nervosa guardandosi intorno e sentendosi come Lola Corre, senza Manni però.

TRE

Non lui non ne sa nulla, è qui a dirmi che mi vogliono dare un aumento per quello che faccio, non è possibile. Chi ha corretto l’articolo. Questo vorrei proprio saperlo. Lui non ne sa nulla. Forse Alfredo, il fattorino, ne sa qualcosa. L’ultima volta che sono venuta ha fatto tutto il gentile, mette in giro la voce che io ci sia stata con lui, tutti sanno che non è vero, ma devono ripeterselo, è una bella stronzata. Quindi ho da fargliela pagare e lui lo sa.
Alfredo non ne sa nulla e anche sul server non c’è traccia di correzione la prima versione memorizzata, quella che lei avrebbe trasmesso è differente da qualla che lei ha effettivamente spedito. Ne è sicura, anche se aveva fumato la sera prima non poteva essere così fuori. E poi se lo era ricordato stamattina. C’erano solo due possibilità.

QUATTRO.A

Qualcuno tra i tecnici che avevano montato, cococo come lei, ingegneri, matematici, fisici che non avevano scelto le luminosi carriere dell’executive, come lei, come lei, pensava Stefania, pensava qualcuno doveva aver corretto l’articolo in maniera professionale, come comunque era stato, ed era entrato nel sistema con password di amministratore per cambiare i dati delle tabelle del DB, scrivendo query in SQL/XML. Lei sapeva di cosa si trattava, era una ragazza sveglia, ma non come farlo. E se qualcuno l’avesse fatto davvero l’avrebbe fatto con cognizione di causa: conosceva la semantica, la sintattica e la tecnica e aveva una buona ragione per farlo. Quindi c’era qualcuno che o era un agente dell’Interzona o del Ministero della Verità.

QUATTRO.B

L’Interzona o il Ministero della Verità controlla tutte le comunicazioni dell’universo, o almeno quelle che sono entrate nella zona rossa perché hanno navigato in siti indiani, del guardian e di indymedia e hanno scaricato foto dell’uragano. Un qualche sistema tipo la Googlezone di tra qualche anno ha notato nelle tracce dei proxy il mio interesse per quei siti facendo salire il mio rating, controllando il pericoloso materiale sovversivo sul mio PC, bucando il mio firewall, alzando ancora il rating, sniffando infine tutti i miei pacchetti TCP in uscita, intercettando il mio articolo, cambiandolo al volo, perché un intervento umano a questo punto non sarebbe possibile, un sistema pressoché intelligente visto il risultato finale. Googlezone mi ha beccato, non so se sia quella dell’Interzona o del Ministero della Verità, solo non lo so. Suona un po’ Matrix the Final Cut.

CINQUE

Stefania oscilla fra le due lettere, mentre sbocconcella un panino all’uvetta comprato davanti alla stazione. Il suo allegro pranzo, il sole è alto e questo settembre sembra quasi ancora estate, pensa, mentre si gira sulle rotaie del tram.

18 maggio 2003

5 e 11 bis

Posted in storie a 9:18 pm di elwood

firecamp_flames

Lei era bellissima nella luce del fuoco da campo. Non vedevo un viso cosi’ da secoli. Probabilmente piu’ di dieci anni da quando mi ero perso nei riflessi delle fiamme su occhi lucenti e incarnato luminoso. Non era il fatto che fosse bella, questo non era colpa mia, era che avrei potuto svegliarmi nel cuore della notte per tutte le notti che mi fosse capitato di avere, alzarmi, appoggiarmi al muro, guardarla dormire e dirmi ma e’ bellissima.

Ognuno ha le proprie condanne.


firecamp_flames,
originally uploaded by Irina / Riri.